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Street food di pollo nel mondo: tra culture e tradizioni

C’è qualcosa che accomuna un mercato notturno di Seoul, una friggitoria di Nashville, un chiosco ad Atene a tarda sera e una griglieria all’aperto di Lima: l’atmosfera urbana, le griglie accese, gli odori intensi che anticipano l’assaggio. In questi spazi informali, dove lo street food si intreccia con la vita quotidiana delle città, il pollo è spesso uno dei protagonisti. 

Spezie, cotture e modalità di consumo cambiano da un luogo all’altro, ma il senso resta lo stesso: pollo gustoso, pensato come cibo veloce e informale da mangiare insieme. In alcuni casi queste preparazioni, nate tra mercati e quartieri popolari, hanno assunto un valore identitario, diventando simboli gastronomici oltre i confini locali e sono proprio queste le storie iconiche che racconteremo in questo “viaggio”.

In giro tra i mercati del mondo: il pollo “in tutte le sue salse” 

Protagonista di strade, chioschi e mercati di tutto il mondo, il pollo si ritrova declinato in una quantità sorprendente di preparazioni diverse, ciascuna con il proprio nome. È curioso osservare come quasi ogni città o regione abbia uno o più street food di pollo diventati parte della tradizione locale.

Nel Medio Oriente dominano spiedi verticali e brace viva: lo shawarma di pollo affettato al momento nel pane con salse e verdure, gli spiedini di shish tawook marinati nello yogurt, il joojeh kabab allo zafferano e il musakhan con cipolla e sumac raccontano una tradizione costruita attorno al fuoco e alle spezie. 

In Africa, tra mercati serali e griglie improvvisate, si incontrano i suya speziati con arachidi e peperoncino, il poulet braisé cotto sui carboni, il poulet yassa senegalese con limone e cipolle caramellate e gli spiedini mishkaki diffusi tra Tanzania e Kenya. 

L’Asia offre forse la maggiore varietà: dal korean fried chicken con doppia frittura e glasse speziate all’hainanese chicken rice servito con riso cotto nel brodo, dal tandoori chicken e dal chicken tikka delle bancarelle indiane ai karaage e yakitori giapponesi. 

Nelle Americhe, il pollo a la brasa peruviano su brace di carbone, il jerk chicken giamaicano cotto su legno aromatico, il Nashville hot chicken piccante del Tennessee, le Buffalo wings nate a Buffalo e il chicharrón de pollo caraibico mostrano come uno stesso ingrediente possa assumere identità molto diverse. 

In Europa, infine, il souvlaki di pollo e il gyros di pollo greco, il piri piri chicken portoghese, il poulet rôti dei mercati francesi e il pollo allo spiedo delle rosticcerie italiane rappresentano forme consolidate di street food legate alla quotidianità locale. 

Sei storie emblematiche dello street food di pollo nel mondo

Tra i molti piatti che compongono il panorama dello street food di pollo nel mondo, alcuni sono diventati particolarmente emblematici perché raccontano tradizioni culinarie, tecniche di cottura e contesti culturali molto diversi tra loro. 

Shawarma di pollo 

Lo shawarma nasce nell’area dell’Impero Ottomano nel XIX secolo. Il nome deriva dal turco çevirme, “girare”, e descrive la tecnica dello spiedo verticale su cui la carne viene infilata, arrostita lentamente e affettata al momento. 

In Libano, Siria, Palestina e Giordania la versione di pollo è tra le più diffuse. La carne viene marinata con cuminocurcumapaprika e altre spezie, poi raccolta nel pane con tahinasalsa all’aglio e verdure fresche
Si prepara a vista e si consuma con le mani, spesso in piedi, tra una strada e l’altra. 

Spesso viene confuso con il kebab, ma la differenza tra kebab e shawarma è sostanziale. 
Con “kebab” si fa riferimento in modo generico a carne arrostita o grigliata in diverse forme; nell’uso comune europeo il termine indica quasi sempre il döner kebab, nato in Turchia e poi diffuso in tutta Europa. Lo shawarma è la declinazione mediorientale della stessa tecnica dello spiedo verticale, caratterizzata da una marinatura più aromatica e un profilo di spezie ben riconoscibile. 

Nel Novecento lo shawarma ha seguito le rotte migratorie mediorientali, stabilendosi prima nei Paesi del Golfo, poi in Europa e infine nelle grandi città di tutto il mondo. Oggi è uno degli street food più riconoscibili a livello globale. Il suo mercato supera i 27 miliardi di dollari e la variante di pollo è tra le più richieste.
La sua forza sta nella struttura: stessa tecnica, stesso gesto, adattabile a ingredienti locali diversi 

Pollo a la brasa 

Il pollo a la brasa nasce a Lima negli anni Cinquanta, nel ristorante La Granja Azul. Qui Roger Schuler sperimentò una cottura su brace rotatoria abbinata a una marinatura intensa, dando forma a una preparazione destinata a diffondersi rapidamente in tutto il Paese. 

La tecnica è precisa: il pollo viene marinato per diverse ore con soiaagliocumino e ají panca, poi cotto lentamente su brace di carbone o legna, ruotando su uno spiedo meccanico. La pelle diventa dorata e compatta, la carne resta morbida. Si serve con patate fritte e salse come uchucuta huacatay. 

Ciò che lo rende unico non è solo la ricetta, ma la sua dimensione collettiva e nazionale. Nel 2004 è stato dichiarato Patrimonio Cultural de la Nación, riconoscimento raro per uno street food. Oggi è il piatto di fast food più consumato in Perù: secondo un’indagine recente, il 61,4% della popolazione lo sceglie rispetto ad altre opzioni di ristorazione veloce 

L’atmosfera in cui si consuma è parte integrante dell’esperienza. A Lima le pollerías sono locali informali e spesso affollati, frequentati da famiglie, gruppi di amici, lavoratori. Tavoli condivisi, grandi vassoi al centro, salse che passano di mano in mano. È un rito urbano collettivo, più che un semplice pasto. 

Korean Fried Chicken 

Il Korean Fried Chicken moderno si sviluppa in Corea del Sud tra gli anni Settanta e Ottanta, quando le prime catene americane introducono la frittura del pollo nel Paese. La tecnica viene rapidamente reinterpretata e adattata al gusto locale, trasformandosi in qualcosa di distinto rispetto al modello statunitense. 

La preparazione si basa sulla doppia frittura: il pollo viene immerso nell’olio due volte a temperature diverse, ottenendo una pelle sottile, asciutta e croccante, quasi laccata, mentre la carne resta morbida. 
A questa base si aggiungono le glasse dolci o piccanti: la più nota è la yangnyeom, a base di gochujang, aglio, miele e aceto di riso. 

Ciò che rende il Korean Fried Chicken unico è la combinazione tra tecnica codificata e forte identità culturale. Non è solo pollo fritto: è un prodotto riconoscibile, replicabile e allo stesso tempo legato a un contesto preciso. Nel 2024 il mercato globale era stimato in 6,8 miliardi di dollari, con migliaia di locali attivi fuori dalla Corea. È uno dei pochi casi in cui una specialità nazionale è diventata fenomeno globale senza perdere la propria identità. 

L’atmosfera in cui si consuma è parte dell’esperienza. In Corea si mangia soprattutto la sera, spesso in compagnia, accompagnato da birra, in quello che viene chiamato chimaek. Tavoli condivisi, schermi accesi per seguire eventi sportivi, piatti al centro da dividere. È un rito urbano serale, più che un semplice pasto veloce. 

Hainanese Chicken Rice 

L’Hainanese Chicken Rice affonda le sue radici nella provincia cinese di Hainan. Tra XIX e XX secolo, gli immigrati hainanesi portarono nel Sud-Est asiatico una preparazione semplice, il wenchang chicken, adattandola agli ingredienti locali. A Singapore la ricetta si consolidò fino a diventare uno dei piatti simbolo del Paese, espressione di una cucina costruita sull’incontro tra tradizioni cinesi, malesi, indiane e peranakan. 

La preparazione è essenziale ma tecnica: il pollo viene cotto in brodo aromatico a temperatura controllata, senza mai arrivare a ebollizione piena, per ottenere una carne tenera e compatta. Il riso viene poi cotto nello stesso liquido con aglio e zenzero, assorbendone il sapore. 
Si serve con tre salse: soia dolce, zenzero e chilli, che cambiano leggermente da venditore a venditore. 

Ciò che rende questo piatto degno di nota è la sua doppia natura: minimalista nella tecnica ma complesso nel significato culturale.
A Singapore viene spesso consumato negli hawker centre, grandi strutture aperte o semiaperte dove decine di venditori preparano piatti diversi e i clienti condividono lunghi tavoli comuni. Qui il cibo si mangia a qualsiasi ora del giorno, accanto a lavoratori, studenti e famiglie, in uno spazio pubblico che è diventato parte integrante della vita urbana.
Nel 2016 proprio in un hawker centre, quello di Hong Lim, un venditore ha ottenuto una stella Michelin per la sua versione di Hainanese Chicken Rice venduta a pochi dollari, primo caso al mondo per uno street vendor. Nel 2020 la cultura degli hawker centre è stata riconosciuta dall’UNESCO come Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità.

Nashville Hot Chicken 

La storia del Nashville Hot Chicken, secondo la leggenda, inizia con un atto di vendetta.
Negli anni Trenta, a Nashville, Tennessee, l’infedele Thornton Prince rientra a casa dopo una notte di troppo. La sua compagna decide di punirlo a modo suo: prepara il pollo fritto della domenica, ma lo ricopre di peperoncino e spezie in quantità tale da renderlo quasi immangiabile. 
Il piano, però, fallisce: a Prince piacque talmente tanto da trasformarlo nel piatto simbolo del suo locale, destinato a diventare Prince’s Hot Chicken Shack, ancora oggi attivo. 

Al di là dell’aneddoto, il contesto storico è determinante. Il piatto si sviluppa in un’epoca di segregazione razziale e resta per decenni radicato nella comunità afroamericana locale, lontano dai circuiti gastronomici dominanti. 

La preparazione è precisa: pollo fritto secondo la tradizione del sud degli Stati Uniti, poi spennellato con una pasta a base di peperoncino cayenna, grasso e spezie, servito su pane bianco con sottaceti. Il piccante non è uniforme ma graduato, con livelli che vanno dal mild al reaper. 

Ciò che lo rende distintivo non è solo l’intensità del sapore, ma la sua origine comunitaria e identitaria. Per molto tempo è rimasto un piatto di quartiere. La svolta arriva nei primi anni Duemila, quando viene riscoperto da chef e critici. Nel 2013 la James Beard Foundation riconosce Prince’s Hot Chicken Shack e oggi il festival annuale dedicato al Nashville Hot Chicken nella città del Tennessee raccoglie oltre 12.000 partecipanti.
È uno dei casi più chiari in cui uno street food nato ai margini diventa simbolo nazionale senza perdere memoria delle proprie radici. 

Souvlaki di pollo 

In Grecia il souvlaki non ha un orario: si mangia a pranzo, dopo il lavoro o a tarda notte. È presente in ogni città e in ogni quartiere, servito nei souvlatzidika, chioschi specializzati spesso aperti dall’alba fino a mezzanotte. È un cibo quotidiano, non legato a un’occasione particolare. 

Il nome deriva dal greco antico souvla, “spiedo”. La preparazione è essenziale: pezzi di pollo marinati in olio d’oliva, limone, origano e aglio, infilzati e grigliati su brace o piastra. Si servono nel pane pita, con tzatziki, pomodoro e cipolla, talvolta con patatine fritte. Si mangia con le mani, spesso in piedi o seduti su uno sgabello, tra una chiacchiera e l’altra. 

Le sue radici risalgono all’antichità: reperti archeologici rinvenuti a Santorini documentano l’uso di supporti in pietra per spiedi già nel XVII secolo a.C., segno che la cottura della carne infilzata sul fuoco era diffusa nel Mediterraneo da oltre tremila anni. La forma moderna, con pita e salse, si consolida però nel Novecento, insieme all’urbanizzazione delle città greche.

Ciò che rende il souvlaki di pollo distintivo non è solo la longevità, ma la sua continuità storica e sociale. Non è esclusivamente street food, né piatto da ristorante: è parte della tavola informale greca che non ha avuto bisogno di diventare una moda globale per sopravvivere. Fuori dalla Grecia è diventato uno dei simboli più riconoscibili della cucina mediterranea, ma il suo centro resta il chiosco sotto casa con la griglia accesa e il pane pita caldo.  

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Comparative information:

La media dei grassi è calcolata sulla somma dei prodotti che rappresentano il 52% delle vendite a valore del mercato dei cordon bleu. Il valore di riferimento della media del mercato è stato ottenuto considerando tutti i prodotti appartenenti al mercato dei cordon bleu panati, che costituiscono il 52% dello stesso e comprendono i seguenti marchi:
  • AlA [cordon bleu classico (3), cordon bleu speck & formaggio (1)]
  • AMADORI [cordon bleu classico (2), cordon bleu prosciutto di Praga e mozzarella (1), Jambleu
  • FILENI [cordon chef (1)]
  • MARTINI [cordon bleu classico (6)]
  • DEL CAMPO [cordon bleu classico (2)]
 

Origine dei dati:

Commissione Europea. (2012). Regolamento (UE) n. 432/2012 della Commissione del 16 maggio 2012 relativo alla compilazione di un elenco di indicazioni sulla salute consentite sui prodotti alimentari, diverse da quelle facenti riferimento alla riduzione dei rischi di malattia e allo sviluppo e alla salute dei bambini. Gazzetta ufficiale dell’Unione europea, L 136. Recuperato da https://eur-lex.europa.eu

CREA. Tabelle di composizione degli alimenti, Aggiornamento 2019- Website a cura di L. Marletta e E. Camilli (AlimentiNUTrizione – Tabelle Composizione Alimenti)

CREACentro di ricerca Alimenti e Nutrizione. (2018). Linee guida per una sana alimentazione (Revisione 2018).

Comparative information:

The average fat content is calculated based on the sum of products representing 70% of the market value sales of breaded snack products (Source: Nielsen, AT October 2024; Scope: Hypermarkets + Supermarkets + Self-service stores). The reference value for the market average was obtained by considering all products belonging to the breaded snacks market, which account for 70% of the total and include the following brands:

  • AIA [chicken bites (2), nuggets (2), spinach patties “Spinacine Party”];
  • AMADORI [classic Birbe (2), Birbe Pops (2), Birbe Rings, Birbe Spinach, Birbe Speck & Emmental];
  • FILENI [nuggets, croquettes (2), Pepitos];
  • MARTINI [sticks (2), bites (2), croquettes, cheese croquettes (3), “Aquiloni”, “Ricci”];
  • DEL CAMPO [“Cricche”, bites].
 

Comparative information:

The average fat content is calculated based on the sum of products representing 70% of the market value sales of spinach cutlets (Source: Nielsen, AT October 2024; Scope: Hypermarkets + Supermarkets + Self-service stores). The reference value for the market average was obtained by considering all products belonging to the spinach cutlets market, which account for 70% of the total and include the following brands:

  • AIA [original Spinacine (2), extra-crispy Spinacine, Spinacine mozzarella];
  • AMADORI [Ortaiola (3)];
  • FILENI [spinach cutlets];
  • MARTINI [spinach cutlets (2)];
  • DEL CAMPO [Spinacette (2)].
 

Comparative information:

50% less fat compared to the average of the classic breaded cutlets market. The average fat content is calculated based on the sum of products representing 70% of the market value sales of classic breaded cutlets (Source: Nielsen, AT October 2024; Scope: Hypermarkets + Supermarkets + Self-service stores). The reference value for the market average was obtained by considering all products belonging to the classic breaded cutlets market, which account for 70% of the total and include the following brands: 

  • AIA [Viennese, Milanese, extra-thin (2), Bigger, classic cutlets (2), fillets];
  • AMADORI [thin cutlet, Gran Burger, classic cutlets (3), crispy cutlet];
  • FILENI [classic cutlets, Cotosnella, Suprema, breaded fillets];
  • MARTINI [classic cutlets (3)];
  • DEL CAMPO [classic cutlets].

We pay attention to detail.

In Cingoli and Castelplanio, in the Marche region, are located the Fileni plants - IFS, UNI EN ISO 9001:2015 and UNI EN ISO 14001:2015 certified - where product processing takes place. Every day, in compliance with legal standards, structures and machinery are inspected and sanitised to ensure they are always efficient. In addition, the processing of products from the organic supply chain takes place on days and at times strictly established to avoid any kind of contamination.

We are committed to ensuring the very best for you.

You can trust the quality of our organic products because we thoroughly check them before they leave the farm. We monitor and test every step of the organic supply chain. We even check the soil on which we grow our feed for traces of pesticides and other impermissible substances. We do this to ensure the best quality and because it is what we believe in.

Growing in the green.

Fileni's organic farms are surrounded by greenery. To prevent them from abruptly breaking up the natural landscape around them, we have surrounded the sheds with plants and trees, among which the animals are free to roam, choosing when to live outdoors and when to shelter from the sun or the weather inside the structures.

These are equipped with the latest technology, so that they can reduce dust and odours without affecting the everyday life of the neighbouring population. In many cases, they are also able to produce electricity in a clean and efficient manner thanks to the use of photovoltaic panels.

From field to feeder.

Wheat, maize, soya, field beans and protein peas are the raw materials that make up the organic feed produced in our feed mill in Jesi, in the province of Ancona. A mix of legumes and cereals, organically grown, form the basis of a healthy, balanced diet for all chickens and turkeys in our organic supply chain.

But our commitment to agriculture goes further, in the belief that every virtuous action pays off. This is why we are participating on an experimental basis - as co-founders - in the ARCA project (Agricoltura per la Rigenerazione Controllata dell'Ambiente - Agriculture for the Controlled Regeneration of the Environment), conceived by Bruno Garbini with Giovanni Fileni and Enrico Loccioni, which is concerned with implementing regenerative farming techniques to preserve cultivated land, maintaining its fertility and protecting it from hydrogeological instability.

The first step into the Fileni world.

For the embryo to develop properly, we make sure to cuddle the newly laid eggs. We keep them warm, in the hatchery, for 21 days, three of which in the hatching chamber, constantly monitoring temperature and humidity.

Nature takes care of it.

“Well begun is half done,” as the saying goes. The first step, common to all supply chains, is of fundamental importance. We let nature guide the animals’ instincts. We do not force anything; we simply ensure they are provided with the ideal environment for reproduction, maintaining constant levels of temperature, humidity, and hygiene.

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Liberi di pascolare.

I nostri bovini e suini nascono e vengono allevati biologicamente in Italia. Crescono liberi, seguendo il loro bioritmo naturale e un’alimentazione biologica con mangimi selezionati e formulati per offrire loro una dieta bilanciata, libera da OGM e sostanze chimiche non ammesse. 

Rigeneriamo la terra.

Ogni azione virtuosa ritorna. È il principio alla base della nostra visione circolare dell’intera filiera.

È per questo che partecipiamo al progetto ARCA (Agricoltura per la Rigenerazione Controllata dell’Ambiente), ideato da Bruno Garbini con Giovanni Fileni ed Enrico Loccioni, che si preoccupa di mettere in atto tecniche di agricoltura rigenerativa che consentono di preservare il terreno coltivato, mantenendone la fertilità e proteggendolo dal dissesto idrogeologico.
Operiamo ogni giorno per costruire filiere di eccellenza, diffondere buone pratiche sulla concimazione organica, la conservazione della biodiversità e per garantire al consumatore un prodotto sano e sostenibile. 

Processing facilities.

The facilities dedicated to processing poultry products, located in Cingoli and Castelplanio (in the Marche region) and certified IFS, UNI EN ISO 9001:2015 and UNI EN ISO 14001:2015, are inspected daily according to a control plan to ensure compliance with legal standards.

Equipment and machinery undergo frequent cleaning and sanitization processes to guarantee maximum efficiency at all times.

Trust in our commitment.

No product from our conventional poultry supply chain leaves the company unless we are absolutely certain of its quality!

This assurance comes from the laboratory tests we regularly carry out at every stage of the supply chain: from the soil, to the finished feed, all the way to the nutritional value our products provide in your diet.

The level of quality we demand requires extreme precision, fostering the creation of high standards and driving the entire sector to continuously improve—for shared well-being.

Out of the shell.

Once laid, the eggs are kept in the hatchery for 21 days, including 3 days in the hatching chamber. In this phase as well, the balance between hygiene, temperature, and humidity is essential to ensure proper embryo development.

Technology for better growth.

Fileni’s conventional farms are mainly located in Central Italy, in the regions of Marche, Veneto, Emilia-Romagna, and Puglia.

Chickens are reared on the ground in state-of-the-art facilities equipped with systems to reduce odors and dust, ensuring no disturbance to nearby communities. Many of our company-owned farms are also equipped with photovoltaic panels for electricity generation.

Good, wholesome feed.

Feeding the animals in our conventional supply chain properly is the most important thing we can do for their health—and yours.

We ensure they follow a correct and balanced diet made up of cereals, legumes, minerals, and other nutrients. To achieve this, we work with veterinarians who define the variety and proportions, and we produce the feed directly in our own feed mills to ensure they receive only the very best.

A matter of instinct.

Without the breeding sector, our conventional supply chain could not exist. Here, animals are able to reproduce following their natural instinct. For this reason, we devote the utmost attention to these environments, maintaining constant levels of temperature, humidity, and hygiene at all times.

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