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Le uova nel mondo: omelette, tortilla e tamagoyaki

Un solo ingrediente, tre filosofie: tecnica francese, calore spagnolo e rigore giapponese.

L’identità del piatto a base di uova si definisce ancor prima di accendere i fornelli.
Se il cuoco cerca burro e frusta, siamo in Francia.
Se chiede patate, cipolle e olio d’oliva, siamo in Spagna.
Se invece prende zucchero, soia e una padella quadrata, siamo atterrati in Giappone.

L’uovo è una materia prima comune, eppure le diverse culture gastronomiche hanno saputo plasmare la stessa base in modi molto diversi. Non è solo una questione di ricetta, ma di intenzione: c’è chi ricerca la delicatezza della consistenza, chi la pienezza della struttura e chi la precisione della forma.
Tre icone mondiali, tre risultati opposti.

Omelette: una questione di polso

In Francia, l’uovo è una prova di abilità tecnica. In Italia la frittata si cuoce fino a dorarsi, creando una crosticina esterna; in Francia, l’omelette risponde a canoni estetici opposti.
Visivamente, l’omelette francese è compatta e pulita, quasi essenziale. Non è piatta come una frittata né gonfia come una preparazione al forno: ha una forma morbida, leggermente allungata, quasi ovale e spesso ripiegata a mezzaluna o a portafoglio. La sua superficie deve risultare liscia e di un giallo pallido, priva di bruniture, mentre l’interno deve rimanere “baveuse”.

Questo termine non indica solo morbidezza, ma una consistenza quasi cremosa al cuore, dove l’uovo non è del tutto rappreso ma fluisce ancora delicatamente. Si ottiene grazie all’uso generoso del burro e a tempi di cottura rapidissimi, scuotendo la padella con un preciso movimento di polso.

A questo proposito, c’è un aneddoto leggendario che merita di essere raccontato: riguarda l’omelette di La Mère Poulard a Mont-Saint-Michel. Si narra che il segreto della sua proverbiale sofficità, simile a un soufflé, non sia negli ingredienti ma nel ritmo con cui le uova vengono sbattute a lungo in conche di rame seguendo una cadenza musicale precisa, necessaria per incorporare la massima quantità d’aria prima della cottura.

Per provare a casa…

Usa una padella antiaderente di dimensioni contenute e portala a temperatura con burro abbondante. Le uova vanno sbattute appena, giusto per amalgamare tuorlo e albume, senza montarle. La fiamma deve essere vivace: il segreto è la velocità. Versa le uova e inizia subito a scuotere la padella con un movimento circolare deciso, mescolando con la forchetta. La “piegatura” avviene quando la superficie è ancora lucida e tremolante. Per ottenere la classica forma ovale, basterà inclinare in avanti la padella e dare dei colpetti sull’attaccatura del manico in modo che “saltelli” e si sigilli su tutti i lati.

Tortilla: il dibattito nazionale

Spostandosi in Spagna, l’uovo cambia ruolo: smette di essere un velo delicato e diventa il legante di una struttura importante. La tortilla de patatas nasce come piatto di sostanza, alto e compatto, dove le patate, fritte o cotte lentamente nell’olio d’oliva, sono le vere protagoniste.

Qui la sfida tecnica è il ribaltamento, la celebre vuelta: girare una tortilla pesante e spessa aiutandosi con un piatto piano richiede decisione e coraggio, perché basta un’esitazione per rovesciare il ripieno bollente.

Ma oltre alla tecnica, c’è una curiosità culturale che divide profondamente il Paese: la frattura tra cebollistas e sin cebollistas. I primi ritengono che la cipolla sia fondamentale per donare dolcezza e morbidezza al piatto; i secondi, i puristi, la considerano un’eresia che altera il sapore originale di uova e patate. Non esiste una risposta univoca, solo preferenze regionali e familiari molto radicate.

Per provare a casa…

La fase cruciale è la cottura delle patate: devono risultare morbide, non dorate, quasi confit nell’olio. Una volta scolate, vanno unite all’uovo quando sono tiepide, mai bollenti. Scegli una padella piccola per ottenere spessore. Per la vuelta, usa un piatto piano leggermente più grande della padella: appoggialo sopra, ribalta con un gesto deciso e fai scivolare la tortilla di nuovo in padella.
La sicurezza viene solo con la pratica.

Tamagoyaki: geometria e stratificazione

In Giappone, l’uovo abbandona la forma circolare della padella occidentale. Il tamagoyaki, o semplicemente tamago, è un esercizio di precisione che richiede uno strumento specifico: la makiyakinabe, una padella rettangolare o quadrata.

La preparazione non avviene in un’unica soluzione, ma per strati successivi. Si versa un velo d’uovo, lo si arrotola su sé stesso con le bacchette, si unge la padella e si ripete l’operazione fino a ottenere un blocchetto compatto dalle numerose sfoglie interne.
Il risultato è caratterizzato da un equilibrio dolce-salato: zucchero, salsa di soia e dashi (brodo di pesce) conferiscono note dolci e il tipico sapore umami della cucina giapponese.

C’è un dettaglio affascinante legato alla tradizione di questo piatto: nella formazione di un cuoco di sushi, il tamago rappresenta spesso lo scoglio finale. Prima di poter maneggiare il pesce pregiato, l’apprendista deve dimostrare di saper gestire calore e delicatezza, ottenendo un rotolo dal colore giallo uniforme, privo di bruciature e dalla texture setosa.

Per provare a casa…

Servono pazienza e una padella rettangolare ben unta. La temperatura deve restare media: troppo alta brucia, troppo bassa non compatta. Versa ogni volta uno strato sottilissimo, come un velo. Quando l’uovo è ancora morbido, arrotolalo delicatamente con le bacchette, senza strappare. Sposta il rotolo, ungi di nuovo la padella e ripeti.

Variazioni e contaminazioni

Omelette, tortilla e tamago non sono rimasti congelati nel tempo. Viaggiando, sono stati osservati, copiati, reinterpretati. In Giappone il tamago sandwich serve il tamagoyaki tra due fette di pane bianco con maionese, trasformandolo in comfort food urbano. In Corea, il gyeran-mari riprende la logica della stratificazione, arricchendola con verdure e alghe. Negli Stati Uniti, la fluffy omelette monta gli albumi a neve per ottenere una consistenza alta e soffice, lontanissima dalla tradizione francese.
Ogni cultura prende in prestito, adatta, reinventa. L’uovo, ancora una volta, si dimostra una base straordinariamente duttile, capace di attraversare confini senza perdere identità.

Oltre la ricetta

Queste preparazioni celebri dimostrano che non servono ingredienti esotici per viaggiare attraverso la cultura gastronomica. Che si scelga la rapidità francese, la pienezza spagnola o la pazienza giapponese, il risultato nel piatto racconterà sempre una storia diversa e ricca di gusto.

 

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Origine dei dati:

Commissione Europea. (2012). Regolamento (UE) n. 432/2012 della Commissione del 16 maggio 2012 relativo alla compilazione di un elenco di indicazioni sulla salute consentite sui prodotti alimentari, diverse da quelle facenti riferimento alla riduzione dei rischi di malattia e allo sviluppo e alla salute dei bambini. Gazzetta ufficiale dell’Unione europea, L 136. Recuperato da https://eur-lex.europa.eu

CREA. Tabelle di composizione degli alimenti, Aggiornamento 2019- Website a cura di L. Marletta e E. Camilli (AlimentiNUTrizione – Tabelle Composizione Alimenti)

CREACentro di ricerca Alimenti e Nutrizione. (2018). Linee guida per una sana alimentazione (Revisione 2018).

Informazioni comparative:

La media dei grassi è calcolata sulla somma dei prodotti che rappresentano il 70% delle vendite a valore del mercato degli snack panati (Fonte: Nielsen, AT Ottobre 2024; Perimetro: Iper + Super + Libero Servizio). Il valore di riferimento della media del mercato è stato ottenuto considerando tutti i prodotti appartenenti al mercato degli snack panati, che costituiscono il 70% dello stesso e comprendono i seguenti marchi:

  • AIA [bocconcini di pollo (2), nuggets (2), spinacine party];
  • AMADORI [birbe classiche (2), birbe pops (2), birbe rings, birbe spinaci, birbe speck & emmental];
  • FILENI [nuggets, crocchette (2), pepitos];
  • MARTINI [bastoncini (2), bocconcini (2), crocchette, crocchette con formaggio (3), aquiloni, ricci] ;
  • DEL CAMPO [cricche, bocconcini].
 

Informazioni comparative:

La media dei grassi è calcolata sulla somma dei prodotti che rappresentano il 70% delle vendite a valore del mercato delle cotolette con spinaci (Fonte: Nielsen, AT Ottobre 2024; Perimetro: Iper + Super + Libero Servizio). Il valore di riferimento della media del mercato è stato ottenuto considerando tutti i prodotti appartenenti al mercato delle cotolette con spinaci, che costituiscono il 70% dello stesso e comprendono i seguenti marchi:

  • AIA [spinacine le originali (2), spinacine grancroccanti, spinacine mozzarella];
  • AMADORI [ortaiola (3)];
  • FILENI [cotolette con spinaci];
  • MARTINI [cotolette con spinaci (2)];
  • DEL CAMPO [spinacette (2)].
 

Informazioni comparative:

50% di grassi in meno rispetto alla media del mercato cotolette classiche. La media dei grassi è calcolata sulla somma dei prodotti che rappresentano il 70% delle vendite a valore del mercato delle cotolette classiche (Fonte: Nielsen, AT Ottobre 2024; Perimetro: Iper + Super + Libero Servizio). Il valore di riferimento della media del mercato è stato ottenuto considerando tutti i prodotti appartenenti al mercato delle cotolette classiche, che costituiscono il 70% dello stesso e comprendono i seguenti marchi: 

  • AIA [viennese, milanese, sottilissime (2), bigger, cotolette classiche (2), filetti];
  • AMADORI [cotoletta sottile, gran burger, cotolette classiche (3), cotoletta croccante];
  • FILENI [cotolette classiche, cotosnella, suprema, filetti panati];
  • MARTINI [cotolette classiche (3)];
  • DEL CAMPO [cotolette classiche].

Siamo attenti ai dettagli.

A Cingoli e Castelplanio, nelle Marche, si trovano gli impianti Fileni – certificati IFS, UNI EN ISO 9001:2015 e UNI EN ISO 14001:2015 – in cui avviene la trasformazione dei prodotti.
Ogni giorno, nel rispetto degli standard di legge, strutture e macchinari vengono ispezionati e sanificati perché siano sempre efficienti. Inoltre, la trasformazione dei prodotti della filiera biologica avviene in giorni e orari rigidamente stabiliti per evitare qualsiasi tipo di contaminazione.

Ci impegniamo per assicurarti il massimo.

Puoi fidarti della qualità dei nostri prodotti biologici perché li controlliamo scrupolosamente prima che lascino l’azienda. Monitoriamo e testiamo tutti gli step della filiera biologica. Controlliamo persino che nel terreno su cui coltiviamo i nostri mangimi non ci siano tracce di pesticidi, né di altre sostanze non ammesse. Lo facciamo per assicurarti la qualità migliore e perché è quello in cui crediamo.

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Gli allevamenti biologici Fileni sono immersi nel verde. Per evitare che spezzino bruscamente il paesaggio naturale che hanno intorno, abbiamo circondato i capannoni di piante e alberi, tra i quali gli animali sono liberi di razzolare, scegliendo quando vivere all’aperto e quando ripararsi dal sole o dalle intemperie all’interno delle strutture.

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Dal campo alla mangiatoia.

Grano, mais, soia, favino e pisello proteico sono le materie prime che compongono i mangimi biologici che vengono prodotti nel nostro mangimificio di Jesi, in provincia di Ancona. Un mix di legumi e cereali, coltivati biologicamente, che sono alla base di un’alimentazione sana e bilanciata per tutti i polli e i tacchini della nostra filiera biologica.

Ma il nostro impegno in agricoltura va oltre, nella convinzione che ogni azione virtuosa ritorni. Ecco perché partecipiamo in via sperimentale – come co-fondatori – al progetto ARCA (Agricoltura per la Rigenerazione Controllata dell’Ambiente), ideato da Bruno Garbini con Giovanni Fileni ed Enrico Loccioni, che si preoccupa di mettere in atto tecniche di agricoltura rigenerativa per preservare il terreno coltivato, mantenendone la fertilità e proteggendolo dal dissesto idrogeologico.

Il primo passo nel mondo Fileni.

Perché l’embrione si sviluppi nel modo corretto, ci assicuriamo di coccolare le uova appena deposte. Le teniamo al caldo, in incubatoio, per 21 giorni di cui 3 in camera di schiusa, monitorando costantemente temperatura e umidità.

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“Chi ben comincia è a metà dell’opera”, recita un famoso detto. Il primo passo, comune a tutte le filiere, è di fondamentale importanza. Lasciamo che sia la natura a guidare l’istinto degli animali. Non forziamo nulla, ci occupiamo soltanto di offrirgli l’ambiente ideale per la riproduzione, mantenendo livelli di temperatura, umidità e igiene sempre costanti.

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Rigeneriamo la terra.

Ogni azione virtuosa ritorna. È il principio alla base della nostra visione circolare dell’intera filiera.

È per questo che partecipiamo al progetto ARCA (Agricoltura per la Rigenerazione Controllata dell’Ambiente), ideato da Bruno Garbini con Giovanni Fileni ed Enrico Loccioni, che si preoccupa di mettere in atto tecniche di agricoltura rigenerativa che consentono di preservare il terreno coltivato, mantenendone la fertilità e proteggendolo dal dissesto idrogeologico.
Operiamo ogni giorno per costruire filiere di eccellenza, diffondere buone pratiche sulla concimazione organica, la conservazione della biodiversità e per garantire al consumatore un prodotto sano e sostenibile.

Impianti di trasformazione.

Gli impianti dedicati alla trasformazione dei prodotti avicoli, situati a Cingoli e Castelplanio (nelle Marche) e certificati IFS, UNI EN ISO 9001:2015 e UNI EN ISO 14001:2015, vengono ispezionati giornalmente secondo un piano di controllo per il rispetto degli standard previsti dalla legge.

Attrezzature e macchinari subiscono un frequente processo di pulizia e sanificazione per garantirne sempre la massima efficienza.

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Fuori dal guscio.

Una volta deposte, le uova vengono tenute in incubatoio per 21 giorni, di cui 3 in camera di schiusa. Anche in questa fase l’equilibrio tra igiene, temperatura e umidità è fondamentale perché l’embrione si sviluppi in modo corretto.

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